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L’intervista a Luca Betti, CEO & Founder di Kimera Automobili

Dai rally alla nascita di Kimera Automobili

Per alcuni la velocità è una passione, per altri è un mestiere. Per Luca Betti è stata entrambe le cose, ma con qualcosa in più: la visione. Dopo una carriera da pilota professionista lunga oltre quindici anni, vissuta sulle speciali di mezzo mondo, Luca non ha mai smesso di guardare avanti. Lo ha fatto portando con sé tutto ciò che negli anni ’80 e ’90 aveva acceso la fantasia degli appassionati: il sound metallico dei turbo, l’audacia dei propulsori centrali, la livrea Martini Racing.

Con Kimera Automobili, brand da lui fondato e guidato come CEO, ha riacceso la leggenda, ma non in forma di nostalgia, bensì come tensione evolutiva. Le sue auto non imitano: reinterpretano. EVO37, EVO38, K39… oggetti rari, artigianali, costruiti come opere tecniche prima ancora che estetiche. E ora, con l’annuncio del ritorno alle competizioni, la parabola di Kimera si completa: dalle corse alle strade, dalle strade di nuovo alle corse.

Abbiamo parlato con lui di tutto questo — e della velocità, ovviamente.

DNA Veloce

Fin da piccolo hai praticato sport a livello agonistico, ma il richiamo dei motori è stato più forte di tutto. Ti ricordi quando hai capito che sarebbe diventato il tuo destino?

“Io sono nato in una famiglia di piloti, mio padre era pilota, mio zio il suo copilota, ma anche dalla parte di mia madre i miei zii erano tutti e due piloti ed è proprio per questo che si sono conosciuti. Durante una gara mio padre conobbe mia madre e da lì nacqui io, quindi si può dire che la mia genesi già dava un forte imprinting di quello che avrei fatto poi nella vita.

Da bambino inevitabilmente ho respirato l’aria dei motori in casa, ma devo dire che non sono assolutamente stato influenzato e nessuno mi ha indotto a correre. Quello che sicuramente ha segnato profondamente la mia vita e le mie scelte avvenne il 1 maggio 1994. In quel periodo per me, da adolescente, Ayrton Senna rappresentava più che un idolo, era per me un modello, un’ispirazione e per me la sua scomparsa fu scioccante.

Da quel giorno decisi di fare anche io il pilota ed essendo tuttavia in ritardo, poiché appunto i miei genitori non mi avevano avviato ai kart, capii che forse il timing corretto poteva essere nei rally. Iniziai da subito a progettare la mia carriera e ho avuto la fortuna di trasformare quella che era la mia più grande passione in un lavoro.”

Quando il Motorsport è di famiglia

In famiglia la passione per i motori non mancava. Quanto ha contato quell’ambiente nella tua formazione?

“Certamente non posso negare che mio padre abbia influito moltissimo sulla mia passione per i motori, ma devo dire che mi ha sempre lasciato libero di sognare e forse il suo più grande merito non è stato quello di trasmettermi questa passione, ma quello di darmi il coraggio e la capacità di sognare, di credere nei miei sogni e di lottare duramente perché questi si possano realizzare, facendomi capire che se davvero si vuole una cosa nella vita la si può realizzare. Questo senza ombra di dubbio è l’eredità più preziosa che lui mi abbia dato.”

Il Rally come missione

La tua carriera da pilota è lunga oltre quindici anni, e ti ha visto protagonista in molte delle competizioni più impegnative d’Europa e non solo. Cosa significa davvero “vivere da professionista” un mestiere così esigente come il rally?

“Fin da piccolo sono stato una persona anomala, sempre con un pensiero fisso per la testa e ricordo che da sempre ho affrontato tutte le mie sfide in modo totalizzante. A differenza degli altri ragazzi non ho mai frequentato discoteche, ho fatto la classica vita dei giovani perché per me le corse erano una vera e propria missione e mi sono dedicato per 15 anni a realizzare quella che è stata la mia carriera automobilistica.

Correvo nei più importanti campionati internazionali come il Campionato del Mondo Junior, successivamente il Campionato Intercontinentale di cui ho vinto il titolo delle due ruote motrici e infine il Campionato Europeo, quando ho sfiorato il titolo nel 2011 diventando vice campione europeo.”

Leggende del Rally in livrea Martini Racing

Lancia 037, Delta HF Integrale, S4, Martini Racing: nomi che oggi suonano come mitologia. Per te, che ci sei cresciuto, cosa rappresentano davvero queste vetture?

“Quando ero piccolo ricordo che i rally avevano tutt’altro spazio nella società e le Lancia Martini Racing erano effettivamente delle leggende. Senza ombra di dubbio avevano la popolarità e l’appeal di quanto all’epoca poteva avere la Ferrari, la squadra corse Lancia Martini veniva addirittura proiettata in film o in serie televisive trasmesse sulla Rai.

Quelle macchine hanno rappresentato per me un imprinting incredibile di passione che mi ha spinto poi a seguire il percorso nei rally, proiettandomi in una carriera che voleva ripercorrere quello che i piloti italiani avevano fatto nel mondiale con quelle grandi macchine.”

Kimera Automobili

Kimera Automobili è il progetto che ha dato un nuovo linguaggio a quei miti. Quando hai capito che era il momento di passare da pilota a fondatore, e da fondatore a costruttore?

“Il processo che mi ha portato a creare Kimera Automobili è stato assolutamente una naturale evoluzione. Ho iniziato come pilota e fin da subito ho imparato ad autogestirmi: infatti non avevo manager ed ero semplicemente io che curavo tutta la mia attività di pilota.

Successivamente quando le case costruttrici si ritirarono e io rimasi senza ingaggi da pilota ufficiale, creai Kimera Motorsport, un team che personalmente gestivo e che mi permetteva di correre ma che affrontava anche altri importanti programmi sportivi internazionali.”

“Il nome Kimera nasce da una frase che avevo scritta sul casco e che rappresentava molto per me, Keeping my road. Questo per me significava che avrei affrontato la mia vita continuando a sognare e inseguendo la mia strada, il mio sogno.

Le iniziali KMR divennero poi Kimera poiché questo animale mitologico esprime la perfezione, un animale che mette insieme la grandezza del leone, dell’ariete, dell’aquila e del serpente.”

“Rappresenta dunque quasi un miraggio, un qualcosa che forse non esiste e talvolta non ha accezione positiva: inseguire una chimera… ma io credo invece che inseguire i propri sogni sia il modo più bello che un uomo ha per vivere.

Dopo il periodo quindi delle corse ho naturalmente trasformato l’officina delle auto da corsa in un’officina di restauro di auto d’epoca. Ed ovviamente venendo dai Rally e dal Piemonte fu naturale mettere mano sulle gloriose Lancia Stratos 037, S4 e Delta.

Dopo qualche anno capii che queste macchine avevano una forte attrazione e che potevano essere celebrate con l’approccio del restomod, così come lo erano già altre vetture come Porsche, Jaguar, Alfa Romeo, etc. Fu in quel momento che, lavorando su una 037, capii che poteva essere una vettura bellissima da celebrare e così nacque il progetto EVO37.”

Filosofia Kimera: restomod d’autore

Kimera è oggi sinonimo di restomod d’autore. Ma la vostra non è una semplice operazione nostalgica: è una visione tecnica e culturale. Come definiresti la vostra filosofia?

“Kimera Automobili ha una visione molto chiara. Sappiamo esattamente cosa rappresenta per noi l’automobile e cosa vogliamo esprimere attraverso di essa. È una ricerca di bellezza, di piacere di guida e fondamentalmente di grandi emozioni. Questo è ciò che sta al centro della visione di Kimera. Abbiamo capito che le automobili del passato, in particolare quelle degli anni ‘80 derivate dai gruppi B, hanno raggiunto l’apice di questi valori.

Per questo motivo riteniamo che sia giusto celebrare queste grandi icone con un omaggio e una re-immaginazione delle stesse attraverso le tecnologie moderne.”

“Queste vetture possono così avere un’anima rispetto a quelle che vengono presentate sul mercato delle auto sportive che invece sono spinte da valori diversi come il business, l’aerodinamica, le prestazioni assolute e pure, senza più prendere in considerazione quelli che sono gli aspetti puramente emozionali che muovono il modo di essere ‘diversi’ e che muovono la passione di chi le vuole guidare.

Ognuna delle nostre prime vetture ha una caratteristica diversa, espressa nel nome stesso che è stato affiancato alla vettura.”

Vetture con un’anima

EVO37, EVO38, K39… sono già realtà su strada. Qual è l’essenza di ciascuna di queste creature?

“Evo 37 è stata considerata un’autentica evoluzione, poiché abbiamo cercato effettivamente di evolvere il concetto della vecchia E037 mantenendo un’autenticità di design, concetti tecnici e impostazioni di vario tipo che potessero mantenere l’approccio e l’appeal della gloriosa Lancia Rally.

EVO38 invece è considerata ultima evoluzione perché rappresenta per noi quella che sarebbe potuta essere l’ultima evoluzione delle Lancia rally portata ai giorni nostri. L’approccio dunque è stato quello di riprendere l’eredità delle auto da rally del team Martini Racing per riuscire a sintetizzarlo in un’unica ultima vettura che rappresenta il concetto finale di quelle vetture gloriose.

La K39 invece rappresenta per noi un grande step di crescita. Non si chiama più EVO come la 37 e la 38 che sono Restomod ma è una vera e propria Kimera. Per questo motivo K39, perché sarà una vettura completamente costruita da noi da zero a partire dal telaio, dal motore e che porterà Kimera a diventare un costruttore.”

Il ritorno alle corse

Il motorsport è nel vostro DNA. Infatti avete da poco annunciato ufficialmente il ritorno alle corse.… cosa puoi anticiparci?

“Il richiamo del motorsport è un ritorno alle origini. Non solo io che ho fatto della mia vita una carriera da pilota, ma anche tante delle persone che lavorano in Kimera Automobili, ingegneri, meccanici, etc. hanno una derivazione dal mondo delle corse e dai rally e pertanto è fisiologicamente naturale che Kimera abbia nel proprio DNA la disciplina sportiva motoristica.

Per questo motivo riteniamo che nessuno come noi può ritornare al mondo delle corse e lo vogliamo fare riportando sulle strade da competizione le vetture gloriose che hanno costruito la storia del motorsport. Il primo approccio sarà con la K39 con cui vogliamo partecipare alla Pikes Peak che riteniamo una delle più antiche e gloriose gare al mondo e che può vedere questa nostra vettura partecipare con l’ambizione di riportare vittoriosa una vettura termica piuttosto che elettrica.

Successivamente siamo fortemente attratti dal mondo delle gare d’endurance e vogliamo convertire già la K39 e probabilmente i modelli futuri affinché possano competere in queste categorie. È  ancora presto, tuttavia, per definire programmi specifici ma quello che sta muovendo attorno a Kimera potrebbe portare anche altri interessanti progetti di motorsport.”

La velocità come via per trovare se stessi

Luca, siamo arrivati all’ultima “curva” di questa speciale intervista di Only Speed. Come ormai da tradizione, chiediamo a tutti i nostri ospiti: oggi, che cos’è per te la velocità?

“Per rispondere a questa domanda vorrei citare una magnifica citazione che ho trovato nel film ‘Ford v Ferrari’ perché mi sono ritrovato pienamente nella descrizione di ciò che si prova quando si raggiunge la velocità, quando si raggiunge quel momento di grazia in cui si è tutt’uno con il pilota e un tutt’uno con la vettura e si raggiungono momenti quasi mistici, come quello di Ayrton Senna al Gran Premio di Monte Carlo.

In quel momento, quando guidi con grande velocità entri quasi in un’altra dimensione ed esattamente come disse Ken Miles, puoi quasi sentire questa domanda che ti dice chi sei e in quel momento puoi trovare te stesso. Questa per me è esattamente la velocità.”

EVO37

EVO38

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Tags: Kimera Automobili, Kimera EVO37, Kimera EVO38, Kimera K39, Luca Betti

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